Certi regali non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano... da te!
- Luca Fazi
- 23 dic 2018
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 22 dic 2019

- di Luca Fazi - E’ tempo di Natale e l’aria di festa solitamente pervade gli animi delle persone che per qualche ora (giorni nella migliore delle ipotesi) si ricordano di essere più gentili e generosi verso il prossimo, lasciando momentaneamente da parte vecchi rancori, nervi scoperti e assurde gelosie... tranquilli tutto tornerà alla normalità appena verranno smaltite le ingenti dosi di spumante tracannato. I buoni sentimenti vengono professati ovunque, persino nel salotti televisivi che sullo scontro e l’aggressione verbale hanno costruito l’audience; i film passati sono sempre quei bei “classiconi” sdolcinati dotati di un lieto fine ed adatti ad ammorbidire anche il più crudele dei Grinch.
D’altronde, citando il buon Pozzetto, “il Natale quando arriva arriva” ma negli ultimi decenni appare palese come si sia allungata la durata dell’attesa con negozi vestiti a festa già dai primi di novembre. Non c’è da scandalizzarsi, è tutto figlio dei tempi altamente consumistici, ma quella bombardante e sfrenata “corsa ai regali” è diventata ormai un tarlo mentale che metterebbe in difficoltà pure l’Usain Bolt che abita in noi.
Non ci limitiamo a donare qualcosa di speciale alle persone che realmente ci vogliono bene (e che sono sempre accanto a noi non solo fisicamente) ma ci sentiamo obbligati di fare qualcosa a chiunque condivida un pezzettino di quotidianità con noi… perché sennò “sta brutto”. Ecco, con la paranoia mentale del “sta brutto” ci ritroviamo ad impacchettare oggettini dalla dubbia utilità pure alla vicina rompiballe che per tutto l’anno si è limitata a prendersi e divulgare i nostri affari, piuttosto che il collega di lavoro con il quale hai condiviso al massimo uno spuntino ed un "ciao" giornaliero… ma rientrerà pure lui nella lista.
Il fatto è che il regalare in sé per sé dovrebbe farci felici, immaginando già la gioia portata nei cuori di chi riceve, invece ci ritroviamo esattamente al punto opposto dove quei doni vengono con largo anticipo maledetti da noi stessi perché rubano tempo e “fatica mentale” (che diavolo ne so se a quello lì, conosciuto in palestra un mese fa, possa piacergli questo piuttosto che quello) già solo per idealizzarli. Magari togliamo spazio pure alle persone più care, quelle che più di ogni altra cosa vogliamo far contente, perché persi in quegli svariati micro pacchettini che vanno elaborati quasi in maniera scientifica.
L’uomo però ha un punto di rottura prima o poi e, come la corrente elettrica, cerca sempre il percorso più sbrigativo in grado di raggiungere lo scopo con la minor fatica possibile: ricicliamo! Per qualcuno è un’arte che andrebbe premiata con un attestato, per altri una necessità economica, per alcuni un vizio sbocciato dal “braccino corto” e per diversi una questione logistica.
Se Tizio l’anno scorso mi ha fatto questo, allora gli regalo quello che ho ricevuto da Caio e per Sempronio ho pronto quello di Tizio e… puntualmente ci confondiamo! Le figure di cacca con la emme maiuscola fanno parte da sempre delle nostre vite (sai che noia se così non fosse) ma è sotto Natale che diamo il nostro meglio/peggio.
Negli anni ho visto regali che hanno fatto dei giri immensi, attraversando galassie e sfidando continuamente l’ignoto per poi tornare molto ma molto vicini a noi… se non proprio da noi! Maglioni con colori improponibili che di Natale in Natale cambiano persona (puntualmente poco soddisfatta di esserne il possessore) fino a che non troveranno l’armadio dell’ultimo proprietario e lì passeranno in agonia il resto dei loro giorni, accompagnati dall’affetto degli altri scarti e aspettando che le tarme facciano il proprio sporco lavoro.

Possiamo fare certamente di peggio ed ecco allora che doniamo dei piccoli pensieri avvolti nelle carte regalo con il marchio del negozio… peccato che quel punto vendita sia stato chiuso cinque anni prima (hai approfittato a prendere gli ultimi prodotti a prezzi talmente scontati da sentirti un ladro) ed il destinatario potrebbe anche non saperlo ma sfortunatamente per te abita di fronte all’ex attività.
Tu che stai leggendo puoi anche far finta di inorridire davanti a queste situazioni dicendo “io mai” ma nel frattempo fatti un bel bagno nel sacro fiume della sincerità ed ammetti le tue colpe, avanti!
Diciamoci la verità però, i regali saranno piccini e a basso costo ma almeno doniamo qualcosa di utile che può indubbiamente far felice la persona che li riceve; chi di noi non ha mai desiderato un cappello a forma di capelli rasta o un porta pillole dai colori sgargianti? Se rispondi “si ok ma non faccio uso di medicinali”, prontamente arriva la risposta: “... e ma con il tempo ti servirà, qualche acciacco prima o poi arriva a tutti”, ed annessa grattata nelle parti meno nobili.
Dovremmo essere tutti filmanti di nascosto mentre scartiamo il regalo della persona da poco conosciuta e cerchiamo in tutti i modi di capire cosa sia realmente quelle cosa, come si usi e a che serva… espressioni a dir poco comiche. Naturalmente siamo dei grandi attori (crediamo) e nello stupore/fastidio alleghiamo i soliti “wow, grazie ma non dovevi, è….”vorresti dire cos’è ma ti limiterai al falsissimo “bellissimo grazie”. Siamo tutti vittime volontarie di quel “a caval donato non si guarda in bocca” e per questo continuiamo senza vergogna a ricevere e fare dei doni che in fin dei conti non interessano a nessuno… sia chi li fa sia chi li riceve.
Poi c’è un’altra categoria a parte, quelli talmente disinteressati che portano un presente solo per non fare brutta figura ma dimenticano il prezzo attaccato al prodotto… ora, oltre che poco originale, si scopre pure quanto sei taccagno. Tranquilli, a voi che vi ritrovate in questo gruppo meritevole di un girone dantesco a parte, c’è chi ha donato il proprio regalo sempre con l’importo stampato sì… ma delle vecchie lire. Insomma, il vortice del riciclo a volte diventa un vero sport nazionale dove chi più “rivende” il vecchio meglio è: ma chi ci obbliga a tutta questa finzione?
Forse sarebbe opportuno puntare più sulla qualità che la quantità e magari fare sentire il nostro affetto solo a chi realmente vogliamo bene… sempre ammesso che l’amore si dimostri con un gesto materiale. Se il riciclo è un’arte dobbiamo ammettere che siamo un popolo di artisti… ma su questo non avevamo dubbi. Buon Natale!













Commenti