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Seba Rossi: un numero uno tra i numeri uno! di Luca Fazi

  • Immagine del redattore: Luca Fazi
    Luca Fazi
  • 20 lug 2018
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 20 ott 2018



Lo sappiamo, nel calcio le qualità tecniche sono fondamentali se si vuole uscire dalla mediocrità e fare incetta di trofei e riconoscimenti personali; magari il duro lavoro ti permette di raggiungere livelli importanti ed avere ugualmente una discreta carriera ma se per ruolo difendi i pali allora no…serve qualcosa di più. L’estremo difensore deve vantare anche una notevole dose di pazzia e soprattutto possedere una forza psicologica comune a pochi mista alla sfrontatezza di chi non ha paura. Tutto ciò si potrebbe riassumere in quel Sebastiano da Cesena che negli anni novanta è stato assoluto protagonista fra presenze e trofei vinti. Rossi è già molto alto nella prima fase dell’adolescenza ed in quella terra di Romagna comincia a ronzargli per la testa l’idea di dedicarsi al basket piuttosto che al calcio. La palla a spicchi sembra piacergli ed avrebbe pure pronto un contratto per giocare in A1 ma Seba preferisce i guantoni e senza rimpianti si dedica anima e corpo a ciò che diventerà la sua professione. I primi anni non sono semplici e la gavetta fra la sua regione e la Toscana gli servirà per far esperienza e raccogliere prezioso minutaggio…in attesa che arrivi il grande salto. Dopo diversi prestiti si passa al 1986 dove viene tenuto dal Cesena che lo farà esordire in A l’anno seguente. Con Rossi in porta i bianconeri disputano ottimi campionati andando oltre la semplice salvezza e qualche addetto ai lavori comincia a puntarci gli occhi. L’8 gennaio 1989 al Dino Manuzzi arriva il Milan di Sacchi e per la compagine romagnola sembra sia prevista solo una rovinosa sconfitta, però nel calcio nulla è già scritto. Il tecnico di Fusignano ritrova nei rivali di giornata quel gigante fra i pali che aveva allenato nella primavera del Cesena qualche tempo prima, riuscendo a vincere il campionato di categoria e che da tempo aveva annotato sul suo personalissimo taccuino. Quel Rossi lì era ancora acerbo e poco adatto ai grandi palcoscenici ma il suo sviluppo tecnico e mentale era ormai sotto gli occhi di tutti. 

Rossi ed una delle sue più grandi passioni: la pesca

Al Manuzzi c’è l’immancabile nebbia ed il freddo entra nelle ossa ma il cuore dei sostenitori bianconeri troveranno un piacevole calore interno che solo la vittoria incredibile quanto assurda può regalarti; i Diavoli dominatori del gioco si inceppano davanti al calciatore svedese Holmqvist, meteora (e grande bidone) del nostro calcio ma eroe per un pomeriggio. La sola rete dello scandinavo, per quanto imprevedibile, non basta e per completare l’opera serviranno straordinari ed innumerevoli miracoli dell’estremo difensore. Rossi resterà in Romagna ancora per una stagione ma la corsa per accaparrarselo è già partita da tempo con Juve e Milan in pole position. La destinazione sembra ancora incerta ma per sbrigare la faccenda ci pensa il mai dimenticato presidente bianconero Lugaresi (fra i bersagli preferiti della Gialappa’s) che da sempre coltiva un forte amore per i colori rossoneri e spinge il non più giovanissimo Seba affinché prenda la direzione Milano piuttosto che Torino. Siamo nel 1990 e finalmente quell’ex ragazzino cesenate è riuscito a fare il salto di qualità arrivando nel club italiano diventato pochi mesi prima campione d’Europa per la quarta volta. Seba ride poco, non sembra uno di compagnia, ma sa come farsi rispettare da colleghi e tifosi. Il primo anno è duro per tutti e c’è un certo (si fa per dire) Andrea Pazzagli che non ha nessuna intenzione di regalargli il posto da numero uno. Il romagnolo aspetta con pazienza e non molla perché in cuor suo sa benissimo di essere all’altezza di quello squadrone. Il 24 marzo del ’91 è il momento per fare la prima volta in campionato con la maglia rossonera e la partita non poteva che essere delle più ostiche: c’è l’Inter del Trap! Il Milan viene da incontri poco brillanti culminati con le scarse “luci di Marsiglia” e l’esclusione dalle coppe eppure il derby non va solo giocato ma vinto! I rossoneri sono decisamente più propositivi e la rete (dubbia per un presunto fallo di mano) di Van Basten è sufficiente per il trionfo. Seba mette il primo gettone in A rimanendo imbattuto nella stracittadina e da lì in poi inizierà a salire…già, come un ascensore! Il berretto indossato spesso e volentieri per non esser tratto in inganno dai raggi del sole sarà uno dei suoi tratti distintivi ma niente lo renderà più unico delle sue famigerate uscite alte. Presa sicura con ginocchio in modalità killer tanto per scoraggiare eventuali avvoltoi d’area e sguardo fiero di chi non ha nessun timore. Malgrado i 197 centimetri risulta capace pure nelle conclusioni basse ma i tiri subiti saranno relativamente pochi con quei quattro davanti. Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini ripetuti come fossero un mantra…Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini perché di peggio si è visto, meglio non credo…Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini avete capito? Quando quel gruppo di rockstar decide di assaggiare per qualche secondo la banale umanità c’è il romagnolo pronto a salvare, poi tornano le divinità e si salvi chi può. Al Milan non c’è più Sacchi ma Capello, meno spettacolo più concretezza ma la sala dei trofei continua ad avere problemi logistici di spazio. E’ l’epopea degli Invincibili, quelli che avrebbero potuto vincere di più in Europa ma che in Italia divorano scudetti come noccioline. Tutti intoccabili eccetto quell’ascensore umano che ad ogni inizio stagione sembra sempre in lizza con il nuovo portiere di turno per poi riguadagnarsi i gradi del titolare. Pazzagli, Antonioli e il giovanissimo Cudicini prima, Pagotto, Taibi, Lehmann poi: Sebastiano parte dietro ma poi li rimonta tutti! Il mangia-portieri è tra gli artefici di quel Milan imbattuto per 58 turni, da maggio ’91 a marzo ’93, ma sarà la stagione 1993-1994 che glorificherà Rossi come recordman assoluto. C’è Dino Zoff (non l’ultimo degli arrivati) da superare e per aver la meglio nei minuti senza subire goal serve un’impresa e la sana pazzia che al cesenate non manca. Nel girone d’andata era vicino al capolavoro ma il biondino russo Kolyvanov, in forza al Foggia, timbra il cartellino e posticipa di poco i sogni di gloria…tempo un giro di boa. Dalla rete di Villa in Milan-Cagliari, la porta di Seba rimane inviolata per nove partite intere (complice anche un calendario non proibitivo) e per quel record serve tenere ancora duro per almeno 40 minuti, interminabili. Ironia della sorte c’è ancora il Foggia davanti e l’incubo russo anche questa volta perforerà l’estremo difensore rossonero; la rete però arriverà troppo tardi per impedire l’impresa di Rossi che si ferma a 929 minuti…ora è nella storia! L’intero stadio applaude l’ascensore umano eccetto i supporter pugliesi che non hanno ancora perdonato il gesto di Seba all’andata con quel fumogeno rilanciato verso la tifoseria. Il portiere risponde ai fischi alzando le braccia per poi portarsele verso le parti intime ed i quotidiani nel giorno successivo faranno passare quasi in secondo piano numeri e statistiche per segnalare solo il brutto gesto. Sebastiano però è stato sempre così: in campo con il cuore e al diavolo chi lo critica ingiustamente, andando in certi casi oltre il corretto e consentito. Nella partita principe del primo Milan di Berlusconi, ovvero la gara di Atene, è lui il titolare e non subirà goal nonostante avversari scomodi come Romario e Stoickov.

Lo squadrone rossonero in posa per la finale Champions 1994

Nel ’96 i rossoneri brindano al 15esimo tricolore vincendo in casa contro la Fiorentina e l’ascensore anche sta volta vuole esser protagonista in positivo intercettando un rigore di Rui Costa che avrebbe potuto riaprire la partita. La seconda parte degli anni ’90 comincerà a segnare il suo declino (periodo complicato pure per il club milanese) eppure saprà spodestare sempre i nuovi candidati al numero uno. Con Zaccheroni in panca è Lehmann il prescelto per scendere in campo ma le sue prestazione iniziali sono altamente deludenti e per il portiere tedesco non resta che tornare in Germania andando a dimostrare il suo vero talento. Seba prende possesso della porta e contribuisce ad un pezzo di quel matto scudetto parando un rigore a Totti che con il senno del poi sarebbe risultato fondamentale. Il mangia-portieri a questo punto non ha più rivali interni e decide allora di farsi harakiri nell’ultima gara del girone d’andata quanto colpisce con una mossa degna del miglior wrestling il perugino Bucchi che andava a recuperare il pallone finito in rete (dopo il goal di Nakata). Rossi prende cinque giornate di squalifica e perde il posto, con il suo giovane sostituto Abbiati che proprio a Perugia effettuerà la parata della vita…coincidenze che fanno appassionare ancora di più a questo meraviglioso sport. L’anno successivo è amaro per Seba che dopo aver letteralmente appeso al muro Zaccheroni rimane fuori squadra per poi chiedere scusa ed esser riammesso in rosa. Nonostante tutto para un rigore a Crespo che vale la vittoria numero 1000 del Milan in A e la sua gioia è incontenibile per esser tornato un attimo il leone che era. Va sotto la curva Sud, si prende gli applausi e grida quel “Forza Vecchio Cuore Rossonero” che ancora fa venire i brividi ai tifosi del Diavolo. Il finale? La conclusione non è delle più romantiche e non tanto per una carriera che lo vede terzo portiere in squadra e poi al Perugia (ancora il capoluogo umbro nel suo percorso) come ultima casa sportiva ma piuttosto per le vicende che lo riguardano extra campo.

Seba accompagnato dalle forze dell'ordine al Tribunale di Forlì

Nel 2006 viene denunciato per sequestro e violenza da tre ragazze che lavoravano nel suo bar; forse per la gelosia di Seba nei confronti di una delle donne e la vicenda non ha fatto altro che allontanarlo sempre più dal mondo del pallone. Cinque anni dopo entra in un locale con il sigaro in bocca e chiede da bere alla barista che lo invita per prima cosa a non fumare. Il “buon” Rossi la prende male (non era propriamente lucido) ed attacca la titolare che viene soccorsa da un maresciallo in borghese presente nel locale: l’ufficiale si becca un pugno dritto in faccia dal portiere che trascorrerà due notti in cella prima di patteggiare la pena. Basterebbe così ma tanto per non farsi mancare nulla aggiungiamoci che quattro anni fa è stato indagato per possesso di cocaina: il porto d’armi senza licenza ed alcune minacce possono solo che far da cornice. Allora meglio ricordarlo con le sue passioni di sempre, la pesca in primis ed il gioco delle carte da buon romagnolo (sperando di non saperlo in qualche bisca clandestina) accompagnati dal biliardo e da un bicchier di vino pregiato. Di lui si potrebbero raccontare anche delle mille scaramanzie che aveva da giocatore, come quella di non voler nessuno dietro la porta durante l’allenamento: chiedete a Peruzzi di un riscaldamento della Nazionale e della rissa quasi sfiorata. Giusto…la Nazionale! I colori azzurri sono stati per lui uno dei pochi rimpianti non essendo mai riuscito a scendere in campo con l’Italia ma solo convocato in due occasioni dal padre-amico Sacchi. Qualche presenza l’avrebbe merita ma quel carattere non proprio amichevole ed una spietata concorrenza (Pagliuca e Peruzzi su tutti) non gli hanno permesso di indossare quella maglia. La speranza è di rivederlo nel calcio ad insegnare ai giovani portieri come si resta imbattuti per 929 minuti e pazienza se quel record è stato superato o se buona parte del merito era di quella linea difensiva…SuperSeba non verrà mai dimenticato. Abbastanza musone, duro nell’uscite e poco propenso nel dire facili ovvietà ma anche per questo vero ed autentico nel suo modo di essere. Forse uno dei 5 scudetti alzati al cielo lo baratterebbe volentieri per mantenere suo quel record ma il calcio lo scrivono in pochi e a lui sicuramente non è mancato l’inchiostro.

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