Quando il Gualdo bussava alle porte della B
- Luca Fazi
- 16 feb 2019
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 30 mag 2024

di Luca Fazi - C’è stato un tempo in cui il cuore dell’Umbria calcistica non si divideva solamente fra Perugia e Ternana, alquanto prevedibili per storia ed importanza, ma palpitava anche per una piccola (eppure grande) realtà. Una realtà che da tempo non aveva più voglia di farsi coccolare dai miraggi e mossa da progetti perfettamente delineanti: parliamo del Gualdo! Siamo alla fine degli anni ottanta quando una comunità di nemmeno 15 mila anime comincia ad assaporare sogni di gloria e palcoscenici, fino a quel momento, sconosciuti; il club infatti, nato nel 1920, non era mai riuscito a raggiungere il professionismo. Badate bene, non si dica che ai gualdesi (gli abitanti di Gualdo Tadino, appunto) siano mancate passione e abnegazione. Per la prima è sufficiente osservali durante la festa cittadina (la rievocazione storica dei Giochi de le Porte) e il trasporto emotivo impiegato; per quando concerne la seconda, basta far riferimento al sisma del ’97 dal quale il popolo umbro si è rialzato con enorme dignità e coraggio. Solo che, nel calcio, certe qualità sono fondamentali quanto nulle se non sostenute da una forte personalità capace, per partecipazione e disponibilità economica, di farsi carico delle naturali e pesanti spese. A Gualdo il deus ex machina non mancava: Angelo Barberini, ovvero il Presidentissimo!

L’imprenditore gualdese amava senza confini la sua città e quest’ultima non poteva che tributargli il medesimo affetto: presidente e tifosi uniti in un matrimonio sacro e pieno d’amore. Un legame consolidato e duraturo, come quelli che non risentono del primo temporale ma che riescono a danzare sotto la pioggia. Il primo acquazzone arrivò nel 1990, quando in serie D (all’epoca campionato interregionale) il Gualdo si rese protagonista di un cammino entusiasmante ma terminato al secondo posto, dopo lo spareggio perso a Fano con un Imolese che aveva gli stessi punti degli umbri nella regular season; la doccia fu freddissima ma ormai l’ambiente aveva intuito che la strada intrapresa fosse quella giusta e tutti i segnali inducevano all’ottimismo. Un altro torneo (’90-’91) perso per un niente (un punto dalla capolista Colligiana) e finalmente si arriva al successo del 1992. Il Gualdo viene inserito nel gruppo E, dopo gli ultimi anni in quello F, e forse anche quel minuscolo cambiamento di lettera servì a modificare gli allineamenti astrali spesse volte avversi: gli umbri arrivano primi e vincono lo spareggio finale con L’Aquila grazie anche al successo costruito fra le mura amiche. Più di settant’anni di vita non erano bastati per vedere i biancorossi tra le compagini professionistiche, eppure il sogno era diventato realtà. Tutti gli addetti ai lavori potevano ritenersi soddisfatti, puntando con decisione alla permanenza della categoria ma no…il Presidente Barberini già guardava oltre.

La prima stagione serve come assestamento ma dal ’93-’94 si comincia a fare sul serio, tanto che Gualdo e la sua squadra finiscono puntualmente nei più importanti giornali sportivi. C’è chi cita la formazione come un vero e proprio miracolo e chi parla di una programmazione ben mirata: hanno ragioni entrambi! I biancorossi, forti inoltre degli ottimi rapporti instaurati con l’Inter, allestiscono un rosa di livello che trionfa in campionato grazie pure ai 15 sigilli del bomber Tomassini. L’allenatore, nientemeno che Walter Novellino, ha delle idee tattiche ben chiare e la sfrontatezza che lo contraddistingueva da giocatore ora è pronta per esser trasmessa ai suoi ragazzi: c’è la C1 ’94-’95 alle porte! Sulla carta sarebbe dovuta essere una stagione di sofferenza e costruita per salvarsi la pelle, ma ormai avete capito che i gualdesi hanno in dore l'animo del sognatore e difficilmente tendono ad accontentarsi.
Barberini non ha intenzione di deludere. Giornata dopo giornata solo la Reggina, vincitrice del girone con distacco, si scopre come dominatrice incontrastabile; per il resto ci sono varie forze che lottano per la promozione e fra queste il Gualdo risponde presente. Il team di mister Novellino arriva terzo e si prepara al primo atto dei playoff con il Trapani: una vittoria a testa per 1 a 0 ma passaggio del turno agli umbri in virtù del miglior piazzamento. Il Carlo Angelo Luzi di Gualdo Tadino è in festa; appena tre anni prima la storica promozione in C2, ora lo spareggio con l’Avellino di Boniek per andare in B…il sogno mai nascosto del Presidentissimo. Il 24 giungo del 1995 saranno più di tremila a partire dall’Umbria in direzione Pescara, campo neutro; da Avellino arrivano in quindicimila…praticamente più di una Gualdo.

Davide contro Golia per abitanti e prestigio, ma in campo i ruoli si mescolano per intero e sono i biancorossi a suonare la carica con la rete del solito Tomassini. Il pareggio dei campani arriva su rigore con Esposito e saranno proprio gli undici metri a fare da epilogo alla bagarre sportiva. Il portiere dell’Avellino Landucci (uno abituato ai palcoscenici della A) si rende protagonista di parate decisive ai fini del risultato e a lui spetta l’onore di portare i suoi in B, intercettando l’ultimo tiro di Costantini.
Barberini entra nello spogliatoio del Gualdo, vorrebbe piangere poiché la delusione tocca vette vertiginose ma dalla sua bocca escono solo parole di incitamento per quei calciatori/figli che hanno dato tutto e portato in alto i colori della città. I tifosi nel frattempo si fermano in autogrill e attendono a cena i propri eroi per omaggiarli dell’impresa sfiorata; appena arriva il pullman, l’unico rumore che si sente è quello dei forti applausi. I musi sono lunghi ma l’affetto non manca e Barberini capisce che non è tempo di mollare.
L’anno dopo non c’è più Novellino ma con Cavasin in panchina non cambiano i sogni di gloria. I biancorossi sono quinti, posizione idonea per disputare ancora i playoff ma sta volta c’è un’altra favola, il Castel di Sangro, che a differenza di quella umbra è destinata a diventare realtà; il percorso si conclude in semifinale con una vittoria a testa (il posizionamento nel campionato ordinario stavolta non sorride alla banda di Cavasin).
Altro assaggio, altra speranza, altro risveglio brusco… altro tentativo! Il ’96-’97 è da buttare e i playout vengono evitati solo grazie alla classifica avulsa, ma l’anno successivo ci sono ancora le basi per riprovarci. La squadra di Nicoletti è l’ultimo grande Gualdo capace di battersela con tutti, ottenendo vittorie di spicco con avversari di spessore (vedi Avellino e Palermo). Cosenza e Ternana prendono il largo ma gli umbri sono terzi e ai playoff se la vedranno con la Nocerina. Gli avversari vincono in casa per due a zero ma al ritorno sono i biancorossi davanti per 3 a 1; il risultato darebbe il pass per la finalissima agli umbri ma la rete di Di Rocco in rovesciata (e a pochi secondi dalla conclusione) è un colpo al cuore.

L’ennesima beffa, l’ennesima gioia strozzata sul più bello: quel pallone che entra è il definitivo sbarramento per la B. Una stagione mediocre e poi un’altra finita con la retrocessione di Andria: il 2000 del Gualdo inizia dalla C2. La categoria viene disputata per altre sei volte consecutive ma ormai i colpi ad effetto sono pochi.
Uno su tutti però ha dell’incredibile e ci riporta al campionato 2002-2003, quello della Fiorentina, o per meglio dire Florentia Viola, ripartita dopo il fallimento e inserita nel girone degli umbri. I gigliati di Di Livio e Riganò dominano la stagione cadendo solo in quattro sconfitte e una di queste avviene al Franchi proprio per mano del Gualdo; è il 26 gennaio 2003 e quel 1 a 2 finale riempie d’orgoglio il cuore dei tifosi. L’unica, non trascurabile, nota amara riguarda proprio il Presidentissimo, scomparso a causa di un male incurabile poche settimane prima; la speranza è che non si sia perso lo spettacolo dei suoi ragazzi ma abbia osservato il tutto da un punto di vista privilegiato. L’anno dopo un altro acuto, terzi in campionato e semifinali playoff vinte contro il San Marino; l’ultima sfida poteva mettere in scena un folkloristico derby con i mai amati rivali del Gubbio ma questi ultimi si arresero al primo atto con la Sangiovannese guidata da Maurizio Sarri. Saranno i toscani ad avere la meglio nella finalissima.
Le restanti due stagioni di professionismo parlano di salvezze strappate con le unghie e con i denti prima di un fallimento societario (2006) che ha messo fine all'epopea degli anni novanta. La morte di Barberini fu un colpo al cuore per tutta la comunità, come un padre perso troppo presto e un nucleo familiare che cade a pezzi, giorno dopo giorno.

C’è la fierezza per aver disputato 14 campionati di fila nel professionismo, ambiente fino al 1992 ignoto, e l’aver scritto pagine importanti portando il nome del Gualdo - e di Gualdo Tadino - in giro per tutto lo stivale, ma quella B sognata e voluta con tutte le forze rimarrà il rimpianto più grande. Quel presidente che amava mischiarsi con la folla e che seguiva le partite casalinghe appoggiato allo specchietto dell’ambulanza (parcheggiata dietro alla porta nord del Carlo Angelo Luzi) per scaramanzia, quei tifosi sempre afoni a fine partita per non far mancare il proprio sostegno, quei tremila all’Adriatico di Pescara per sfidare l’impossibile: questo, e tanto altro, resterà di quella squadra umbra che in parte riuscì a spegnere i riflettore delle vicine Perugia e Ternana.
In quello stadio sono passati come avversari campioni del mondo (vedi Barzagli e Toni), nomi che hanno trovato poi fortuna in A (Montella, Quagliarella e il “gualdese” Di Napoli solo per citarne alcuni) ma nulla aveva più valore dei tifosi locali che davano l’anima pur di farsi sentire come parte integrante del progetto. Ora quella società si è fusa con il Casacastalda (frazione di Valfabbrica) per un legame mai completamente digerito da chi ha questi colori nel cuore. L’epopea è finita malamente ma la storia, quella no, non potrà mai essere dimenticata. La storia di quel Gualdo piccolo ma grande… La storia iniziata a L'Aquila nel match del Giovanni Fattori e alimentata, coltivata e protetta in quel Carlo Angelo Luzi che trasuda emozioni.













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